Mi chiaman fifone

Mi chiaman fifonePerché un soffio di ventoMi desta spaventoE lo chiamo tifone Con gli amici è una guerraHo terror di volareNon m’importa viaggiareSe non coi piedi in terra Odio qualsiasi bolideOdio il mezzo che sfrecciaDi ‘sto mondo che è un CacciaMi professo un apolide Mi piace assai il trenoChe se corre un po’ troppoCon destrezza lo stoppoPerché tiro giù il freno E poi lascia osservareTaglia in due le cittàLa sua “velocità”È che aiuta a imparare Devo dirvi ch’è veroPur se in senso un po’ lato“Isolano” è il mio trattoE ne vado anche fiero Ho tre giorni di tempoSe lascio la SardegnaLa tristezza mi segnaE non mi dà più scampo Mia… Read More

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Il sonno

… E d’estate dormi maleTra sudate e gran bevuteTra speranze d’un MaestraleChe si sfoga in ripetute.Dopo pranzo poi ti sdraiMa i vicini mangian tardiFan rumore, che asinaiBanchettando ad anacardiCome Dumbo, s’è capitoE tu desto mai assopito. Poi il silenzio infine arrivaI tuoi sensi vanno viaL’immaginazione è vivaMa è un sogno, che magia! Il tuo naso, che tromboneCon i ronfi fai la ToscaMa il buon Dio è un gran burloneA destarti v’è una mosca. Lanci un grido, trema il muroE ricordi da ragazzoQuando alcun faceva il duroTuo fratello come un razzoDa vicin gli mostrava il muro Neanche oggi io son soloIn silenzio, in eleganza In volteggio, come in voloHap e Leonard fan… Read More

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Il carrello bar

C’erano i carrelli bar, uno partiva dalla coda, l’altro dalla testa dell’aereo su cui stavo. Turbolenze lievi, ma non per questo meno frustranti. Steward e hostess ne erano infastiditi perché lo sversamento delle bibite era difficoltoso. Noi passeggeri lo eravamo poiché si sa, quando l’aereo trema, scoda e rumoreggia pensi di essere sospeso in cielo, sorretto da un filo nelle mani di un bambino burlone ed annoiato. Questo era lo scenario prima dell’accaduto. Il posto numero 74f era occupato da una giovane ragazza coi capelli neri, gli occhi stanchi e, a giudicare dall’espressione, tanto affamata. I Frollilli Materani all’arancia erano il suo più ossessivo disio. Sedeva alla metà esatta dell’aeromobile.… Read More

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Imparare

Lo sanno tutti, perché di lui parlo come se conoscessi Robert Smith. Ho un amico che fino a diciotto anni ha vissuto a Parigi, ma é nato a Cagliari da mamma sarda e papà russo. Per questo è di madre lingua italiana, francese e russa. Ogni estate veniva a Cagliari in vacanza, nella piccola casa al mare dei suoi nonni, assieme a tutti i parenti, tra cui i suoi cugini, come lui mezzosangue, ma in questo caso italo norvegese. Anni dopo, quando in televisione vedevo le discussioni in parlamento europeo, notavo parecchie affinità con i pranzi e le cene in casa dei miei amici russo-franco-scandinavo-sardi, dove spesso avevo la fortuna di… Read More

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Mitre e Subbuteo

Il Subbuteo. Quel gioco così meraviglioso che, quando ero bambino, mi sembrava un miraggio. Lo conoscevo da quando avevo tre, forse due anni. Lo usava mio fratello maggiore. Io lo osservavo schiccherare quegli omini, il cui rumore, oggi, sono un unico parallelo di ricordi accatastati nel tempo. Ma mi piace ricordarne uno, legato all’altro mio fratello che era amava tanto il monologo di Francesco Nuti in “Caruso Paskoski (di padre polacco)”, dove il protagonista descrive il piacere provocato dai rumori delle palle da biliardo che sbattono sulla stecca e poi tra loro. Quando crebbi poi, chiesi a mio fratello di regalarmi il suo Subbuteo, ma oramai non lo aveva più, perso nel… Read More

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Cosa m’è necessario.

Da ragazzi ci piaceva andare in giro a cercare dei posti riservati, dove poter sedere e bere qualche birra. Eravamo sempre gli stessi, anzi sarebbe più corretto dire che eravamo sempre noi due. Il desiderio di farlo nasceva solo se collegato alla prospettiva di stare assieme, e quando eravamo fortunati, quando la buona sorte ci riservava la sua attenzione, eravamo in tre: ci accompagnava Stefano. Stefano era un amico di tutti i giorni, anche se non lo frequentavamo proprio dal lunedì alla domenica. Non era semplice stargli accanto, e come tutte le cose complicate, ci era necessario. Era egocentrico e goliardico, aveva fantasia, riusciva ad inventarsi sempre qualcosa perché non… Read More

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Il Poetto a Sassari

Per quanto chiunque conosca me e i miei fratelli possa avere notato la nostra fierezza nell’evidenziare ogni giorno le nostre origini cagliaritane, forse non tutti sanno che per metà siamo sassaresi. Mia madre era di Bonorva, e con la sua famiglia si trasferì a Cagliari nell’immediato dopoguerra. Ricostruendo i ricordi dei suoi racconti, non credo che lei abbia vissuto a Bonorva più di una manciata d’anni, ma nonostante questo, anche se il suo accento era del Capo di Sotto, lei parlava sempre la sua lingua logudorese. Quando in casa venivano a trovarci le sue sorelle, per noi era una festa. Eravamo bambini, e vedere quelle signore che gesticolavano ed urlavano… Read More

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Il primo pallone della mia collezione – Mitre Magma-

L’ultimo regalo di Natale che ho ricevuto da mia madre, nel 1993, fu il Subbuteo. Ora, volevo parlare di un pallone, ma mi sono messo a scrivere, e i ricordi si tirano l’uno con l’altro, e quindi è meglio se mi pongo subito un freno, se no finisco per scrivere due o tre ore. Va bene, dicevo, ricevetti il Subbuteo. Da sempre ero appassionato di calcio e di palloni, quando giocavamo in strada e la sfera era mia, se saltava nel giardino con qualche cane che lo sbranava, io piangevo e mi disperavo. Ero l’unico, ma per questo nessuno si azzardò mai a prendermi in giro. Piangere perché Hassmann di… Read More

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La Lista dell’Ottico Solitario.

Elenco delle cose che mi piacciono così tanto che l’atto di dire che mi piacciono mi piace ancora di più: – Le persone che raccontano le proprie piccole avventure quotidiane e lo fanno in terza persona; – Coppie o gruppi di ultra quarantenni che camminano con calma per la città di notte nei giorni infrasettimanali; – Le vie del centro, deserte e fredde, che mi serbano il privilegio di sentire i miei passi ed il mio respiro; – La discrezione e l’ aria sicura e calma delle coppie o gruppi di ultra quarantenni mentre passeggiano di notte; – Gli anziani che parlano di calcio all’antica maniera, nominando il Centravanti o… Read More

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Le saponette

Borbottando frugo nella borsa, tirando su la voce per farmi sentire, nella speranza che qualcuno rida di ciò che dico, in sostanza farfuglio per il pubblico: “ma quante saponette hai comprato? Le hai sgraffignate al negozio?“. Finché non m’avvedo di quel che sto facendo, e la pianto, oh se la pianto. Ma la pianto di brutto… Ma partiamo dal principio. Con Giulia cerchiamo casa da qualche giorno, gli annunci pullulano ma le nostre esigenze fanno sì che tra giornale e internet le opzioni si riducano a pochi appartamenti. Vorremmo risparmiare rispetto al salato affitto che paghiamo nel centro città, vorremmo stare in una zona più silenziosa e meno affollata, soprattutto di… Read More

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