Il carrello bar

C’erano i carrelli bar, uno partiva dalla coda, l’altro dalla testa dell’aereo su cui stavo. Turbolenze lievi, ma non per questo meno frustranti. Steward e hostess ne erano infastiditi perché lo sversamento delle bibite era difficoltoso. Noi passeggeri lo eravamo poiché si sa, quando l’aereo trema, scoda e rumoreggia pensi di essere sospeso in cielo, sorretto da un filo nelle mani di un bambino burlone ed annoiato. Questo era lo scenario prima dell’accaduto. Il posto numero 74f era occupato da una giovane ragazza coi capelli neri, gli occhi stanchi e, a giudicare dall’espressione, tanto affamata. I Frollilli Materani all’arancia erano il suo più ossessivo disio. Sedeva alla metà esatta dell’aeromobile.… Read More

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Imparare

Lo sanno tutti, perché di lui parlo come se conoscessi Robert Smith. Ho un amico che fino a diciotto anni ha vissuto a Parigi, ma é nato a Cagliari da mamma sarda e papà russo. Per questo è di madre lingua italiana, francese e russa. Ogni estate veniva a Cagliari in vacanza, nella piccola casa al mare dei suoi nonni, assieme a tutti i parenti, tra cui i suoi cugini, come lui mezzosangue, ma in questo caso italo norvegese. Anni dopo, quando in televisione vedevo le discussioni in parlamento europeo, notavo parecchie affinità con i pranzi e le cene in casa dei miei amici russo-franco-scandinavo-sardi, dove spesso avevo la fortuna di… Read More

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Mitre e Subbuteo

Il Subbuteo. Quel gioco così meraviglioso che, quando ero bambino, mi sembrava un miraggio. Lo conoscevo da quando avevo tre, forse due anni. Lo usava mio fratello maggiore. Io lo osservavo schiccherare quegli omini, il cui rumore, oggi, sono un unico parallelo di ricordi accatastati nel tempo. Ma mi piace ricordarne uno, legato all’altro mio fratello che era amava tanto il monologo di Francesco Nuti in “Caruso Paskoski (di padre polacco)”, dove il protagonista descrive il piacere provocato dai rumori delle palle da biliardo che sbattono sulla stecca e poi tra loro. Quando crebbi poi, chiesi a mio fratello di regalarmi il suo Subbuteo, ma oramai non lo aveva più, perso nel… Read More

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Cosa m’è necessario.

Da ragazzi ci piaceva andare in giro a cercare dei posti riservati, dove poter sedere e bere qualche birra. Eravamo sempre gli stessi, anzi sarebbe più corretto dire che eravamo sempre noi due. Il desiderio di farlo nasceva solo se collegato alla prospettiva di stare assieme, e quando eravamo fortunati, quando la buona sorte ci riservava una seduta tra le sue braccia, eravamo in tre, ci accompagnava Stefano. Stefano era un amico di tutti i giorni, anche se non lo frequentavamo proprio dal lunedì alla domenica. Non era semplice stargli accanto, e come tutte le cose complicate, ci era necessario. Era egocentrico e goliardico, aveva fantasia, s’inventava un modo per… Read More

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Il Poetto a Sassari

Per quanto chiunque conosca me e i miei fratelli possa avere notato la nostra fierezza nell’evidenziare ogni giorno le nostre origini cagliaritane, forse non tutti sanno che per metà siamo sassaresi. Mia madre era di Bonorva, e con la sua famiglia si trasferì a Cagliari nell’immediato dopoguerra. Ricostruendo i ricordi dei suoi racconti, non credo che lei abbia vissuto a Bonorva più di una manciata d’anni, ma nonostante questo, anche se il suo accento era del Capo di Sotto, lei parlava sempre la sua lingua logudorese. Quando in casa venivano a trovarci le sue sorelle, per noi era una festa. Eravamo bambini, e vedere quelle signore che gesticolavano ed urlavano… Read More

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Asics Nippon Salernitana

“Scusa Pgovenzali, interrompo la linea da Salerno: la Saleghnitana si pogta in vantaggio sul Cagliaghi con un gol di Tosto, a chiudeghe un’azione dell’ottimo Bgheda. Saleghnitana semprghe più pgoiettata vegso la pgomozione in Massima Serie”. (Le G al posto delle R sono per imitare la particolare pronuncia dell’allora inviato in Campania per Radio1)

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Galex Perugia.

Un giorno, mentre terminavo la mia giornata di lavoro per un’agenzia di volantinaggio a Perugia, salendo sulla macchina del capogruppo, un mio collega, atterrito, mi disse: Sem’ falliti. Cosa? Il Perugia è fallito. Ma come? Avete solo perso lo spareggio col Toro. Eh, e oggi ci hanno dichiarato falliti. Non ce lo aspettavamo proprio. Tornati in agenzia presi la mia Vespa e corsi allo stadio Curi, certo di trovare un bel baccano. Non vidi esattamente ciò che mi aspettavo: nessuno lanciava pietre o protestava, però un folto gruppo di sostenitori presidiava il piazzale, ed ho in mente una per una le loro facce. Si trovavano al funerale del loro amore… Read More

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Il primo pallone della mia collezione – Mitre Magma-

L’ultimo regalo di Natale che ho ricevuto da mia madre, nel 1993, fu il Subbuteo. Ora, volevo parlare di un pallone, ma mi sono messo a scrivere, e i ricordi si tirano l’uno con l’altro, e quindi è meglio se mi pongo subito un freno, se no finisco per scrivere due o tre ore. Va bene, dicevo, ricevetti il Subbuteo. Da sempre ero appassionato di calcio e di palloni, quando giocavamo in strada e la sfera era mia, se saltava nel giardino con qualche cane che lo sbranava, io piangevo e mi disperavo. Ero l’unico, ma per questo nessuno si azzardò mai a prendermi in giro. Piangere perché Hassmann di… Read More

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Hummel, Jeg har karakter

Così per caso ho trovato questo pallone. Non so se sia mai stato usato in competizioni ufficiali. Certo, la versione in mio possesso è recente, del periodo in cui il pallone unificato aveva o stava per prendere il sopravvento. Però ho deciso di comprarlo ugualmente, per seguire un sentimento, dopo mesi in cui inseguivo altro. Eh sì, perché nell’ultimo anno mi ero fissato nella ricerca dei palloni usati in competizioni ufficiali. ergo cercavo il pallone della Champions League, quelli della Serie A, quelli degli Europei, eccetera. Mi ritrovavo a trattare prezzi per palloni così brutti, ma così brutti da far vomitare Mister Nike in persona, o Mister Adidas. Sia chiaro,… Read More

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Il rifugio – capitolo finale.

Un pomeriggio di Maggio, lo ricordo bene, era una serata bellissima. Il sole era a mezza altezza, e con le maniche delle felpe tirate su, sporchi da capo a piedi dopo ore a correre per le vie, trovammo un nuovo tesoro. Non pesava come l’oro e non ne valeva le pecunie, ma per noi era altrettanto prezioso. Erano purtroppo le sette e mezza, e il coprifuoco era per le otto. Ci trovavamo a due isolati dal nostro, in una strada dove non passavamo mai. Il marciapiede era largo cinquanta centimetri, poi iniziava una distesa di fiori gialli dal gambo alto e dall’odore sgradevole, ma a noi non dispiaceva. Francesco Grande,… Read More

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