𝑇𝑢𝑡𝑡’𝑎𝑙𝑡𝑟𝑜 𝑐h𝑒 𝑐𝑎𝑙𝑐𝑖𝑜 – Signor Cinus

Trent’anni. Tanti ne sono trascorsi dal primo calcio d’inizio del torneo di Is Mirrionis. L’erba gramigna di quel piccolo campetto di quartiere, il suo centrocampo in lieve pendenza, sono stati calcati da centinaia di calciatori, alcuni non ci sono più, altri hanno lasciato il posto ai loro figli e si sono accomodati tra gli spettatori. Ci sono state partite sotto il diluvio o il sole cocente di stagioni estive protratte fino all’autunno, altre con il Maestrale che portava via i capelli dalla testa. In tre decadi, tutto o quasi cambia. L’abbigliamento di giocatori e tifosi, le automobili che strombazzano nella strada adiacente, il colore dei palazzi. Giù a Is Mirrionis… Read More

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Tutt’altro che calcio, Renzo

Presentiamo il secondo personaggio della nostra storia, Renzo. Ve lo anticipiamo: di normale, in questo marasma che è Tutt’altro che Calcio, non c’è nessuno. Dal campetto dove si svolge il torneo, alla tribunetta piena di chiodi arrugginiti che pungono il sedere, dalle squadre con le maglie vecchie di trent’anni all’anziano signore che non si perde una gara. Passando per il passato dei protagonisti e finire nelle vicissitudini che si susseguono parallelamente al Torneo di Is Mirrionis. “[…] 𝑈𝑛𝑎 𝑛𝑜𝑡𝑡𝑒, 𝑅𝑒𝑛𝑧𝑜 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑐h𝑖𝑎𝑚𝑎𝑡𝑜 𝑎 𝑐𝑎𝑠𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑐h𝑖𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑠𝑜𝑐𝑐𝑜𝑟𝑠𝑜, 𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑚𝑜𝑡𝑜 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑎𝑣𝑢𝑡𝑜 𝑢𝑛 𝑔𝑢𝑎𝑠𝑡𝑜, 𝑖𝑛 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎 𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑖𝑛𝑐𝑖𝑎. 𝑆𝑢𝑜 𝑝𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑖𝑛𝑑𝑜𝑠𝑠𝑎𝑡𝑜 𝑢𝑛 𝑐𝑎𝑝𝑝𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎 𝑖𝑙 𝑝𝑖𝑔𝑖𝑎𝑚𝑎 𝑒𝑑 𝑒𝑟𝑎… Read More

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Tutt’altro che calcio -il Poetto

Come promesso, partiamo con le presentazioni. Beh, la spiaggia del Poetto non è un personaggio, ma chi vive a Cagliari o conosce uno dei suoi abitanti, sa bene che per noi è molto, ma molto di più. Una sorta di fratello maggiore per cui si nutre un’incondizionata ed inesauribile stima. E’ proprio qui, al Poetto, che la squadra protagonista di Tutt’altro che calcio sottoscrive – a suon di racconti e sberleffi- la sua fondazione. Niente paura, queste semplici poesiole troveranno presto una spiegazione, man mano che andremo avanti col racconto.   Han provato a deturparmi Con quintal di rena nera La città da quasi un’era Può soltanto ricordarmi Fui teatro… Read More

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𝙂𝙞𝙪𝙡𝙞𝙖 𝙚 𝙡𝙖 𝙇𝙖𝙢𝙗𝙧𝙚𝙩𝙩𝙖

Giulia e la Lambretta   Cagliari, 26 Ottobre 1975. Mi chiamo Giulia. E questa è la mia storia. Sono nata in un piccolo paese nella provincia di Cagliari, nel 1922. Mio padre era un soldato della Brigata Sassari, combatté al Fronte Italiano nella guerra del Quindici Diciotto. Prima di partire, faceva il contadino. Avevamo un discreto appezzamento di terra, che si estendeva tutto attorno alla nostra casa. Nel 1914 io ero solo un dolce sogno che saltellava dalla mente della mia futura mamma a quella del mio futuro padre, un sogno che si interruppe quando l’Italia costituì il glorioso reggimento di fanteria, che negli anni a seguire fu tanto acclamato… Read More

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Mostrate i pugni e battagliate.

Cagliari, 24 Settembre 1955. Mi chiamo Mario, ho ventisei anni. Questa è la scuola più antica della città. Si trova nella via di cui porta il nome, Giuseppe Manno. Stamattina ho chiuso il portone della casa dove vivo da quando sono nato, e in quindici minuti mi sono ritrovato tra questi banchi. Sono i primi giorni di didattica, sia per voi che per me, che ho appena cominciato il lavoro per cui ho studiato per mezza vita. Di tanto in tanto, quando il cielo è coperto dalle nuvole, percorrendo quei cinquecento metri in salita, mi capita di ritornare con la mente al passato. Passo dinanzi alla chiesa di Sant’Antonio Abate… Read More

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𝓜𝓪𝓻𝓲𝓸 𝓲𝓵 𝓑𝓻𝓲𝓰𝓪𝓷𝓽𝓮 – C𝕒𝕡𝕚𝕥𝕠𝕝𝕠 𝔽𝕚𝕟𝕒𝕝𝕖

Mario urlò di nuovo. Scese gli scalini a quattro a quattro. Arrivò al secondo piano, poi al primo, infine giunse al piano terra. In lontananza un uomo in divisa, di spalle, tirava forte il collare di Mario il Brigante. Ehi! Bitte! Bitte! Fermo! Tenente CAZZO! Fermo! Sì, dico a te, tenente Cazzo, o come ti chiami- urlò come se cercasse di sputare il suo stesso fegato per usarlo come arma per difendere il suo Brigante. L’uomo si fermò, Mario corse a perdifiato, quella parte dell’ospedale era affollata di persone che andavano e venivano via, tutti si fermarono ad osservare quella scheggia impazzita. Quando Mario li raggiunse, gridò: Bitte! Hai tre… Read More

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𝓜𝓪𝓻𝓲𝓸 𝓲𝓵 𝓑𝓻𝓲𝓰𝓪𝓷𝓽𝓮 – 𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝐗𝐈𝐗

Bum! Una piccola nube, odore di polvere da sparo e un lamento canino. Mario sentì il cuore spaccare le costole e venire fuori dal petto, il cane fece un balzo indietro e restò pietrificato. Nel mentre i tedeschi impugnarono dei piccoli revolver che avevano alla cintura, Ponziano si girò e sparò un altro colpo, mirando ai loro piedi. Dalla piccola cartuccera nella tracolla, estrasse dei proiettili, armò nuovamente il fucile e fece fuoco un’altra volta, sempre tenendo bassa la canna. I tedeschi restarono a terra coprendosi il capo con le mani. Ad ammazza’ uno sconosciuto co’ la divisa diversa dalla mia pe fa’ contenti li governatori nun ce so bono,… Read More

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𝓜𝓪𝓻𝓲𝓸 𝓲𝓵 𝓑𝓻𝓲𝓰𝓪𝓷𝓽𝓮 – 𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝙓𝙑𝙄𝙄𝙄

Il soldato scosse un braccio e lo mosse lentamente, fece lo stesso con l’altro, infine piegò una gamba e alzò la testa. Me ce chiamavano a scola – disse, cercando di sturarsi le orecchie con il dito indice. Cosa? Chi? Imbecille: me ce chiamavano a scola, pe’ questo ho mollato in prima elementare. Mario è lì, dobbiamo andare a prenderlo! Come facciamo? Cadeno le bombe! Ma che te sei ammattito? Sì, sono matto! –ringhiò con tutto l’ardore che aveva in corpo, scoprendo i denti, tutti rossi di sangue- Forza, andiamo! Ponziano si alzò, videro un’enorme massa nera muoversi all’impazzata in mezzo alle macerie. Una puzza tremenda andò a coprire l’odore… Read More

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𝓜𝓪𝓻𝓲𝓸 𝓲𝓵 𝓑𝓻𝓲𝓰𝓪𝓷𝓽𝓮 – 𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝙓𝙑𝙄𝙄

Arrivarono alla stazione, girarono attorno alla piazza per alcuni minuti. Donne che tenevano per mano un bambino, che a sua volta ne teneva uno più basso e così via, anziani con delle enormi scatole in spalla o sopra la testa, un uomo che faticosamente trasportava una macchina per cucire in ferro pesante. Intere famiglie che si stringevano come in una grande catena fatta di paura e speranza, ed avevano una premura matta. Tutta la città era in fila per partire e la stazione era un enorme carnaio in preda alla confusione. Gli operatori delle ferrovie cercavano di destreggiarsi come potevano, perdevano il fiato a forza di usare il fischietto e… Read More

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