L’ultimo regalo di Natale che ho ricevuto da mia madre, nel 1993, fu il Subbuteo. Ora, volevo parlare di un pallone, ma mi sono messo a scrivere, e i ricordi si tirano l’uno con l’altro, e quindi è meglio se mi pongo subito un freno, se no finisco per scrivere due o tre ore.
Va bene, dicevo, ricevetti il Subbuteo. Da sempre ero appassionato di calcio e di palloni, quando giocavamo in strada e la sfera era mia, se saltava nel giardino con qualche cane che lo sbranava, io piangevo e mi disperavo. Ero l’unico, ma per questo nessuno si azzardò mai a prendermi in giro. Piangere perché Hassmann di Signora Gianna si sta mangiando il tuo Tango in gomma non era da femminucce, dalle mie parti. E nel 1993, di ritorno dal convitto di Spoleto per le vacanze di Natale, mia madre mi fece trovare il Subbuteo. Quando lo aprii vidi la squadra rossa e quella blu, e poi loro: le palline. Una bianca con la scritta Subbuteo e l’altra con la scritta Mitre. Marca mai sentita, fino ad allora. Poi, un anno dopo, mia madre non c’era più, la mia famiglia era occasionalmente riunita per festeggiare la Vigilia del 1994, ospiti nella casa al mare di alcuni zii. Dalla stanza da letto di Zio Silvano e Zia Lolli, dopo la mezzanotte, uscivano i cugini più grandi con in mano un regalo per ciascuno dei parenti presenti. Per noi novelli orfani, tutti avevano collaborato per regalarci qualcosa. “Qualcosa”, nel mio caso, significò un sogno: un orologio del Cagliari e poi, Lui. Il Mitre Magma. Eccola, mi dissi, la marca del pallone del Subbuteo. La passione per quell’oggetto prezioso, fulcro di un gioco che fin da quando ero in fasce sognavo di giocare tra le mura del Sant’Elia con una casacca rossoblù addosso, da allora, divenne un amore. Decisi di non utilizzarlo e iniziare a collezionare i palloni da calcio. Qualche giorno dopo, mio cugino Fabrizio mi portò in camera sua e mi mostrò la sua collezione, che peraltro mi ha regalato qualche anno fa. Suo padre, Zio Silvano, venne a sapere che il Magma non lo avevo ancora usato, ed erano passate alcune settimane. Allora mi disse:
– Te lo abbiamo regalato per usarlo, non per ammuffirsi come quelli di tuo cugino!
– Zio, ma io vorrei fare la collezione.
– Ah, sì? Allora quello usalo, te ne regalo uno identico che terrai in collezione.
E così fece. Ed eccolo qui. Il Mitre Magma. Da poco l’ho restaurato e vi ho cambiato la camera d’aria, oramai rovinata, in quella che nel personalissimo mondo che ho creato nella mia mente quando parlo della mia collezione, ho chiamato “La magnifica stagione dei restauri della collezione insieme a Budroni il Calzolaio di Olbia”.

C’è sempre una radice, un punto di partenza, ed io penso che essendo noi la desinenza di qualcosa, questa radice, questa base, debba essere sempre rimarcata, perché se la vita ci costringe alla mutevolezza, non dobbiamo mai dimenticare i perché. Il mio perché, stamattina mentre ascolto “Teresa” di Max Gazzè, è un pallone bianco, un Subbuteo, un Natale in cui scoprii che un oggetto, che guarda caso ha la stessa forma del mondo, può essere il mondo stesso. E il motivo spero sia ben racchiuso nel ricordo che, seppur imbavagliato per bene per evitare prolissità, ho appena scritto.

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Racconti di un ottico solitario diRiccardo Balloi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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