Roberto

Roberto Spoleto ospita e ha ospitato, oltre al Papa nel Medioevo, oltre a Graziano Mesina nel carcere della Rocca Albornoziana (da cui riuscì ad evadere), oltre al Festival dei Due Mondi, oltre a una serie di scrittori e poeti che hanno lasciato la loro traccia qua e là in giro per la città, anche qualche decina di migliaia di ragazzi, nel convitto di Piazza Campello. Arrivai in convitto nel 1993, entravo in quinta elementare, con me c’erano mio fratello Maurizio e mia madre. Per quanto giovane mi potesse sembrare, lei ci lasciò lì e non restò, non divenne convittrice come noi. Appena arrivati al piano del settore maschile, davanti alla… Read More

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La punteggiatura

La punteggiatura   I segni di interpunzione, mi diceva una professoressa, sono alcuni tra i tratti più belli e complessi della lingua scritta. Possono impreziosire una frase, possono cambiarne il senso, possono rovinarla o renderla incomprensibile. È per questo che li curo così tanto, ed è per questo che, nella ricerca della perfezione, ne sbaglio tantissimi. Come in amore, d’altronde. Cerco di essere perfetto. Cerco di essere un buon fidanzato, una brava persona. Ma non ci riesco, ho sempre una fidanzata che, un paio di volte a settimana (quando va bene), mi odia per qualche ora. A volte mi ritrovo ad immaginare la punizione che mi darebbe, per i miei… Read More

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Sulle labbra la potrò baciare.

Una volta mi trovavo nel corridoio delle camerate, nel convitto di Spoleto. Frequentavo la terza superiore e lui la quinta. Io procedevo verso la mia stanza, e per raggiungerla dovevo superare la soglia della sua, dove lui era poggiato a far nulla. Come fosse al bar in paese. Mi guardava, e dopo che lo superai e gli rivolsi le spalle, cominciò: “La troverò sopra il mare, sulle labbra la potrò baciare, là arriverò, quando è sera, quando il sole tramonta in rivieeeeera”. Mi girai per seguire la sua performance solo alla fine della strofa, e lo trovai a suonare una chitarra immaginaria, con le gambe piegate, si muoveva con grande… Read More

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I fought the law.

Come già ho raccontato, conobbi i Clash Da bambino, per mezzo di mio fratello, ma più che altro per il nome. Però la prima volta che ascoltai una loro canzone ero adolescente. Fu quando una notte, facendo avanti e indietro per i canali, trasmisero su Tmc2 il video di I fought the law. Mio fratello era presente, e mi spiegò chi fossero i Clash e cosa significasse quella canzone, inquadrandola brevemente nel movimento Punk. Restai affascinato sia dal pezzo, sia dalle immagini. Certo, la sua fallace (volutamente, credo) traduzione del titolo fece una grande parte: -questa canzone significa IO FOTTO LA LEGGE-. Lo disse tutto impettito, e lo ringrazio ancora… Read More

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Serie tv e sigle.

A vent’anni, ricordo, quando vivevo a Perugia, il venerdì salivo in centro e andavo al cinema teatro Il Pavone alle 16:30, ora in cui veniva proposta la nuova pellicola settimanale. Qualunque fosse il film che proiettavano, io mi infilavo dentro. Mi recavo in galleria e avevo il mio loggione personale. C’erano diverse sedie, culo su di una, piede in un’altra e braccio in un’altra ancora. Come fossi a casa. Vidi decine di film, e me li ricordo tutti, come The Ring. Me la feci sotto dalla paura, anche perché in tutta la sala c’ero solo io. Oppure Big Fish, Thirteen -tredici anni-. La mia usanza del venerdì, dicevo, era il… Read More

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Louise Dombrowski

Due fratelli si trovano in galera, sconsolati ma non troppo. Fanno due chiacchiere e fumano un sigaro. La città in cui vivono è sconvolta da una serie di omicidi, oltre ai quali, durante le indagini, emergono le storie della desolazione giovanile nascosta dietro ai bei vestiti, ai visi candidi, la pelle chiara e liscia, i sorrisi con zigomi rigonfi di vitalità e giovinezza. Twin Peaks, anche dopo l’arrivo dell’FBI, rimane un paesello sperduto da qualche parte, su al nord. Lo sceriffo, il giudice, la barista e l’imprenditore. Tutti si conoscono, ognuno ha la propria vita e la propria esistenza, che sembra inserita in un circolo di vita molto più ampio,… Read More

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Liquirizie e guanti neri.

“Ne mangio mille al giorno e vuoi sapere perché? Sei tutta naturale e niente è meglio di te. Ta-Ta, Ta-tabù”. Quanto era bello questo spot? Quanto geniale l’ideatore? Quanto bravo il disegnatore? Un uomo di colore che si mimetizza nel buio dello sfondo. L’attenzione è attirata dai particolari in bianco della sua figura. La giacca, il rossetto, il papillon. E i guanti, soprattutto. Quante volte ci capita di portare in automobile una persona particolarmente ansiosa? Beninteso, io odio la velocità, odio chi corre e chi fa lo slalom in mezzo alla città, chi si attacca alla macchina davanti, chi è spericolato. Amo la prudenza. Però, se siedo in macchina con… Read More

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Duemilasettecento lire

Duemilasettecento lire.   Mi devi duemila e sette. Mi devi duemila e sette. Mi devi duemila e sette. Continuava a ripetermi mio fratello Maurizio. Non la finiva mai. Ogni volta che lo incrociavo, doveva dirmelo. Casa mia aveva un seminterrato dove avevamo la tv più grande e il Nintendo. Era un poco il nostro rifugio. Mia madre non scendeva mai, e se lo faceva, erano cavoli amari, significava che l’avevamo combinata grossa e stava venendo a pettinarci per bene. A suon di aggettivi nella sua lingua madre sassarese e qualche ciabatta. Facchini di porto! Landrastus! Bastasciusu! Il fratello maggiore, che non amava i videogiochi -tranne una parentesi di dipendenza compulsiva… Read More

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Nove – ventitré

Un uomo aveva in mano una tessera bancomat, la inserì nel Pos, digitò l’ importo, con fare esperto lo girò e porse la tastiera al cliente che coprendola scrisse il codice segreto. Attesero entrambi, forse sperando insieme che il conto contenesse abbastanza denaro, che uscissero i due scontrini, transazione eseguita, copia cliente. Vuole una busta, sì grazie, anzi guardi le do questa di cartone con le figure della Disney, che gentile, grazie arrivederci. L’uomo girò attorno al banco, attraversò il negozio. Una donna teneva della merce in mano, indecisa, guardava con occhi supplichevoli l’uomo, che sorridendo scelse per lei, a caso. Mi attenda alla cassa, arrivo subito, guardi questi, sono… Read More

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L’Atalanta Bergamasca

“Sento la nostalgia del passato, quando la coppa UEFA abbiam lasciato, non ti potrò scordar Talanta mia, in questa notte stellata la mia serenata la canto per te… Talanta mia, Talanta in fiore, tu sei la stella, tu sei l’amore, quando ti penso, vorrei tornare, con la mia sciarpa al Comunale… Talanta, Talanta mia, lontan da te, non si può star!” Quanti anni sono passati non lo so. Ricordo che il Cagliari giocò una partita sublime e vincemmo alla grande, con Giampaolo in panchina. Non so perché quella volta fossi in Curva Sud e non al mio posto nella Nord. Sta di fatto che prima di giungere al Sant’ Elia… Read More

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