Sento la nostalgia del passato, quando la coppa UEFA abbiam lasciato, non ti potrò scordar Talanta mia, in questa notte stellata la mia serenata la canto per te…
Talanta mia, Talanta in fiore, tu sei la stella, tu sei l’amore, quando ti penso, vorrei tornare, con la mia sciarpa al Comunale…
Talanta, Talanta mia, lontan da te, non si può star!”

Quanti anni sono passati non lo so. Ricordo che il Cagliari giocò una partita sublime e vincemmo alla grande, con Giampaolo in panchina. Non so perché quella volta fossi in Curva Sud e non al mio posto nella Nord. Sta di fatto che prima di giungere al Sant’ Elia ero emozionato: avrei visto da vicino le vecchie Brigate Nerazzurre, avrei visto da vicino i tifosi dell’Atalanta Bergamasca. Sono per me la quinta essenza della filosofia della passione calcistica. Una squadra –cosiddetta- provinciale, che ha sede a due passi dai colossi Milan e Inter. Tutto farebbe pensare a una tifoseria scalcagnata, composta da persone che vanno allo stadio solo perché il San Siro costa troppo. Ma l’ Atalanta Bergamasca è la Dea, in curva ci sono tremila santantoni in jeans e sciarpa nerazzurra e il loro derby è con il Brescia.
Nella Curva Nord non esistono mode e mai esisteranno. I ragazzi della Vecchia Guardia, cinquantenni ancora forti come tori, con lunghe barbe e un bicchiere di rosso tra le mani, non mollano la loro eredità curvaiola, la stringono ancora, perché il passaggio ai giovani deve essere lento e ragionato. Alcuni di loro esagerano nel bere e talvolta li trovi addormentati sulle gradinate con ancora il bicchiere in mano, come mi raccontò un amico che li seguì, intorno al 2003, in una trasferta in terra amica, Terni.
Tornando a noi, in occasione di quel Cagliari-Atalanta si presentarono in tantissimi, e cantarono per duecento minuti, anche ben oltre il novantesimo. Reiterarono le parole di questa canzone fino a sera, e io ammiravo il loro particolare modo di pronunciare. La E aperta della parola UEFA e l’ elisione della A di Atalanta, in un verso che lascia sgomenti per la carica romantica che esprime.

Sento la nostalgia del passato, quando la Coppa UEFA abbiam lasciato, quando ti penso vorrei tornare, con la mia sciarpa al Comunale.

Perché il Calcio per me è questo, è un’ àncora, un qualcosa che ti tiene li, a metà strada, visto che il tifoso, si sa, non cresce mai e mai vuole andare avanti. Il mio Calcio è memoria, è qualcosa da raccontare.
Ebbene, domenica battere l’ Atalanta Bergamasca sarà un’impresa. Questa è una di quelle stagioni appassionanti che di tanto in tanto i nerazzurri regalano agli sportivi. Uno di quei campionati in cui, senza avvertire prima, girano i campi a suonarle di Santa Ragione un po’ a tutti. Uscire con tutte le ossa intatte, pertanto, sarà un’impresa, ma giocare all’ Atleti Azzurri d’Italia è sempre motivo d’orgoglio.
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Racconti di un ottico solitario diRiccardo Balloi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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5 Comments

  • Francesco

    Complimenti per l’articolo, quello che accomuna la nostra tifoseria alla vostra è l’amore e il senso di appartenenza che ci lega alla nostra terra. Per noi non sarà mai soltanto una squadra di calcio, sarà anche un simbolo che rappresenta la nostra gente e la nostra città.
    Cordiali Saluti
    Un tifoso atalantino.

  • Anonimo

    Ho letto il tuo scritto su “atalantino.com” segnalatoci da un utente, come ho commentato sul sito, hai colto in pieno la quintessenza della Talantinita, grazie.
    Sempre avversari,Mai nemici.
    Un saluto alla tua bellissima terra.
    David, un atalantino

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