Una volta mi trovavo nel corridoio delle camerate, nel convitto di Spoleto. Frequentavo la terza superiore e lui la quinta.
Io procedevo verso la mia stanza, e per raggiungerla dovevo superare la soglia della sua, dove lui era poggiato a far nulla. Come fosse al bar in paese.
Mi guardava e dopo che lo superai e gli rivolsi le spalle, cominciò:
“La troverò sopra il mare, sulle labbra la potrò baciare, là arriverò, quando è sera, quando il sole tramonta in rivieeeeera”.
Mi girai per seguire la sua performance solo alla fine della strofa, e lo trovai a suonare una chitarra immaginaria.
Si chiamava Gaetano, era lucano ed era uno dei convittori più goliardici, scanzonati ed intelligenti che io ricordi. Passare del tempo con lui era uno spasso. Faceva la Ragioneria ma nelle materie specifiche era una schiappa, era bravo in quelle umanistiche. In questo, forse era stato contagiato da mio fratello, che come lui era in Ragioneria ed aveva lo stesso “problema”.

Molti anni dopo, strinsi un’amicizia con un ragazzo Crotonese, che mi spiegò che, a parer suo, questo capolavoro non era stato scritto per una donna, bensì per Crotone, la città natale del grande Rino Gaetano.
Ecco, della poetica del mio cantante preferito, invidio praticamente tutto, ma una cosa mi manda letteralmente ai pazzi: la descrizione della nostalgia mediante un ricordo che trasporta verso un desiderio di futura realizzazione. Un po’ come il mio ricordo di Gaetano che mi canta una canzone per il gusto di strapparmi una risata.
“Là arriverò, quando è sera, quando il sole tramonta in riviera.”

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Racconti di un ottico solitario diRiccardo Balloi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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