“Ne mangio mille al giorno e vuoi sapere perché? Sei tutta naturale e niente è meglio di te. Ta-Ta, Ta-tabù”.
Quanto era bello questo spot? Quanto geniale l’ideatore? Quanto bravo il disegnatore?
Un uomo di colore che si mimetizza nel buio dello sfondo. L’attenzione è attirata dai particolari in bianco della sua figura. La giacca, il rossetto, il papillon. E i guanti, soprattutto.

Quante volte ci capita di portare in automobile una persona particolarmente ansiosa? Beninteso, io odio la velocità, odio chi corre e chi fa lo slalom in mezzo alla città, chi si attacca alla macchina davanti, chi è spericolato. Amo la prudenza. Però, se siedo in macchina con qualcuno che non guida come ho detto, resto tranquillo.
Ritengo di avere una guida mediamente prudente, sia in città che, a maggior ragione, in Superstrada. La mia ragazza, però, non la pensa esattamente così, o per lo meno, i suoi gesti me lo suggeriscono. Ogni ostacolo, ogni cambio di corsia, ogni sorpasso, è accompagnato dalla sua reazione. Si spaventa e scatta.
Ho l’abitudine a guidare attaccato al volante, pertanto il passeggero accanto a me rimane posizionato dietro, non vedo il suo viso. Vedo le sue mani, però.
Lei mi piace per la sua carnagione chiarissima, tra le altre cose. Questo però, ho notato, ha le sue controindicazioni. Quando si spaventa perché sto sorpassando un fiorino nella Strada Statale Carlo Felice, oppure ci troviamo a uno STOP e lei intravede qualcosa di strano che crede che io non possa vedere, le sue mani scattano, e dalle gambe dove di solito sono poggiate, vanno a tenersi al manico dello sportello. Io lo noto e mi spavento a mia volta, perché credo che in effetti, se lei scatta in quel modo, un pericolo che non ho visto, ci sia.
E spesso non c’è. Anche perché se no non mi troverei qui a scrivere.
Ed ora mi ricollego alla pubblicità delle liquirizie Tabù. Un artista, si sa, non solo crea qualcosa che colpisca, emozioni, piaccia, ma spesso, dona delle idee al popolo.
Ho comprato un bel paio di guanti in pelle, di quelli che usano i sicari. Neri come la pece. Lei li indosserà ogni volta che salirà in macchina. Anzi, andrò alla Wolkswagen e chiederò di installarmi un altro fastidioso BEEP, che mi ricorderà, oltre alla cintura di sicurezza, anche i guanti della moglie.
Creerò così l’effetto cromatico contrario a quello del cantante dello spot, il nero si mimetizzerà con gli interni dell’auto, e di notte sarà invisibile. Potrà spaventarsi quanto vorrà, io non la vedrò. Sperando che un giorno le sue reazioni non siano per un pericolo reale, ma non potrà salvarmi da qualche camion che mi schiaccerà.

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Racconti di un ottico solitario diRiccardo Balloi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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