Louise Dombrowski

Due fratelli si trovano in galera, sconsolati ma non troppo. Fanno due chiacchiere e fumano un sigaro. La città in cui vivono è sconvolta da una serie di omicidi, oltre ai quali, durante le indagini, emergono le storie della desolazione giovanile nascosta dietro ai bei vestiti, ai visi candidi, la pelle chiara e liscia, i sorrisi con zigomi rigonfi di vitalità e giovinezza. Twin Peaks, anche dopo l’arrivo dell’FBI, rimane un paesello sperduto da qualche parte, su al nord. Lo sceriffo, il giudice, la barista e l’imprenditore. Tutti si conoscono, ognuno ha la propria vita e la propria esistenza, che sembra inserita in un circolo di vita molto più ampio,… Read More

Continue Reading

Liquirizie e guanti neri.

“Ne mangio mille al giorno e vuoi sapere perché? Sei tutta naturale e niente è meglio di te. Ta-Ta, Ta-tabù”. Quanto era bello questo spot? Quanto geniale l’ideatore? Quanto bravo il disegnatore? Un uomo di colore che si mimetizza nel buio dello sfondo. L’attenzione è attirata dai particolari in bianco della sua figura. La giacca, il rossetto, il papillon. E i guanti, soprattutto. Quante volte ci capita di portare in automobile una persona particolarmente ansiosa? Beninteso, io odio la velocità, odio chi corre e chi fa lo slalom in mezzo alla città, chi si attacca alla macchina davanti, chi è spericolato. Amo la prudenza. Però, se siedo in macchina con… Read More

Continue Reading

Duemilasettecento lire

Duemilasettecento lire.   Mi devi duemila e sette. Mi devi duemila e sette. Mi devi duemila e sette. Continuava a ripetermi mio fratello Maurizio. Non la finiva mai. Ogni volta che lo incrociavo, doveva dirmelo. Casa mia aveva un seminterrato dove avevamo la tv più grande e il Nintendo. Era un poco il nostro rifugio. Mia madre non scendeva mai, e se lo faceva, erano cavoli amari, significava che l’avevamo combinata grossa e stava venendo a pettinarci per bene. A suon di aggettivi nella sua lingua madre sassarese e qualche ciabatta. Facchini di porto! Landrastus! Bastasciusu! Il fratello maggiore, che non amava i videogiochi -tranne una parentesi di dipendenza compulsiva… Read More

Continue Reading

Nove – ventitré

Un uomo aveva in mano una tessera bancomat, la inserì nel Pos, digitò l’ importo, con fare esperto lo girò e porse la tastiera al cliente che coprendola scrisse il codice segreto. Attesero entrambi, forse sperando insieme che il conto contenesse abbastanza denaro, che uscissero i due scontrini, transazione eseguita, copia cliente. Vuole una busta, sì grazie, anzi guardi le do questa di cartone con le figure della Disney, che gentile, grazie arrivederci. L’uomo girò attorno al banco, attraversò il negozio. Una donna teneva della merce in mano, indecisa, guardava con occhi supplichevoli l’uomo, che sorridendo scelse per lei, a caso. Mi attenda alla cassa, arrivo subito, guardi questi, sono… Read More

Continue Reading

L’Atalanta Bergamasca

“Sento la nostalgia del passato, quando la coppa UEFA abbiam lasciato, non ti potrò scordar Talanta mia, in questa notte stellata la mia serenata la canto per te… Talanta mia, Talanta in fiore, tu sei la stella, tu sei l’amore, quando ti penso, vorrei tornare, con la mia sciarpa al Comunale… Talanta, Talanta mia, lontan da te, non si può star!” Quanti anni sono passati non lo so. Ricordo che il Cagliari giocò una partita sublime e vincemmo alla grande, con Giampaolo in panchina. Non so perché quella volta fossi in Curva Sud e non al mio posto nella Nord. Sta di fatto che prima di giungere al Sant’ Elia… Read More

Continue Reading

Non sarai mai solo

Non so quale partita fosse, ricordo solo che io, che avevo l’ abbonamento, l’ascoltai alla radio, perché essendo in notturna non potevo andare allo stadio, dal momento che il giorno dopo avevo la scuola. Non parlerò di calcio, non parlerò della passione che spinge queste persone a fare quello che fanno, non parlerò del tifo e dei cori. Parlerò di un fatto sostanziale, che in questo striscione è espresso in tutta la sua potenza. L’unica parola che io vorrò sentire, quando sarò in punto di morte, o in un mare immenso di guai, è questa : “non sarai mai solo”. I tifosi, tra un coro, un vaffanculo e una scazzottata,… Read More

Continue Reading

Il Vento contro

Questo era lo slogan di un’edizione del “Marina Cafè Noir – Festival di letterature applicate” di qualche anno fa. Un festival dedicato al genere Noir, che si svolge nei quartieri storici della città di Cagliari, tra cui La Marina. Mi comprai la maglietta perché restai affascinato dalla forza del messaggio, abbinato a questa immagine. V’è racchiuso un mondo intero, v’è racchiusa un’attitudine. Attitudine, una parola il cui gusto ho potuto scoprire per mezzo dell’amico Giacomo, in occasione di una sua riflessione sui Clash e sul movimento Punk. Giacomo è anche uno degli organizzatori del festival, nonché della magnifica opera riprodotta sulla mia maglietta preferita.   Racconti di un ottico solitario… Read More

Continue Reading

Mario.

Per anni e anni ho pensato di non avere un sogno vero da realizzare. A parte quello di trovare un lavoro stabile, di poter pagare una casa e una cena al ristorante, ogni tanto. Parlo di sogni come diventare uno sportivo di successo o un professionista di qualcosa. Da un po’ di tempo a questa parte, invece, di sogni ne ho due. Uno, chi si sofferma a pensarci, lo immaginerà. L’altro è avere, un giorno, un Sanbernardo. Il Sanbernardo è un cane che non vedevo da anni, e cucciolo lo ho visto solo una volta, e ricordo perfettamente la scena, nonostante siano passati tredici anni. Ma non sto qui a… Read More

Continue Reading

Il guardiano del Faro Crispi. -Esercizio da 180 parole-

Un’amica, tempo fa, mi sottopose questo esercizio. Una traccia con un personaggio in un’ ambientazione precisa e un limite di 180 caratteri. Ecco la traccia: Il guardiano del faro Crispi, situato sul Capo Guardafui in Somalia; Centottanta caratteri. Chiunque volesse scrivere il proprio racconto, potrà farlo nei commenti. Intanto pubblico il mio:   “Il guardiano del faro Crispi  guardava dinanzi a sé, poco lontano la nebbia nascondeva il “falso Capo Guardafui”. Quello fu l’istante in cui i ricordi, che fino ad allora si dissolvevano perdendosi verso il Grande Blu, cominciarono a sbattere sulla coltre grigia, per poi riaffiorare: una moglie bionda e pettoruta, un figlio urlante, una villa di lusso sulle… Read More

Continue Reading

La casa sull’albero

1993. A Costa di Sopra, per alcuni giorni i ragazzi più grandi si erano messi in testa di costruire una casa sull’ albero. L’ idea nacque per caso in un pomeriggio di bighellonate collettive, stranamente non c’era la voglia di imbastire una partita di calcio in strada, o forse, più semplicemente, nessuno aveva un pallone. Io e i miei amici più stretti eravamo bambini, gli adolescenti invece, tra cui anche i miei due fratelli, formavano una comitiva a parte, più grande. Eravamo tutti maschi. A parte l’età, un tratto sostanziale ci diversificava: mentre nel loro gruppo c’erano abitanti di tutte le vie della lottizzazione, nel nostro eravamo tutti di via Marghine.… Read More

Continue Reading