Non so quale partita fosse, ricordo solo che io, che avevo l’ abbonamento, l’ascoltai alla radio, perché essendo in notturna non potevo andare allo stadio, dal momento che il giorno dopo avevo la scuola.
Non parlerò di calcio, non parlerò della passione che spinge queste persone a fare quello che fanno, non parlerò del tifo e dei cori.
Parlerò di un fatto sostanziale, che in questo striscione è espresso in tutta la sua potenza.
L’unica parola che io vorrò sentire, quando sarò in punto di morte, o in un mare immenso di guai, è questa : “non sarai mai solo”. I tifosi, tra un coro, un vaffanculo e una scazzottata, hanno abbattuto una barriera, in nome della loro passione. Se consci o ignari, conta poco.
Si uniscono in gruppi immensi, chiamano gli altri a partecipare, si accapigliano, corrono, sbagliano. Però nel farlo, lanciano un messaggio, forte e chiaro. Nel caso specifico, viene persino scritto, e sì, è rivolto alla loro squadra, ma è così puro e carico di rabbia e sentimento che mi è facile collegarlo a tutto il resto. È uno slogan contro il più grave dei crimini sociali che noi uomini commettiamo giorno per giorno: l’emarginazione.
Non sarai mai solo.

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Racconti di un ottico solitario diRiccardo Balloi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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