Per anni e anni ho pensato di non avere un sogno vero da realizzare. A parte quello di trovare un lavoro stabile, di poter pagare una casa e una cena al ristorante, ogni tanto. Parlo di sogni come diventare uno sportivo di successo o un professionista di qualcosa.

Da un po’ di tempo a questa parte, invece, di sogni ne ho due. Uno, chi si sofferma a pensarci, lo immaginerà. L’altro è avere, un giorno, un Sanbernardo. Il Sanbernardo è un cane che non vedevo da anni, e cucciolo lo ho visto solo una volta, e ricordo perfettamente la scena, nonostante siano passati tredici anni. Ma non sto qui a raccontarla.

Oggi, finalmente, ho conosciuto lui, Filippo – me ne avevano parlato gli amici – e subito mi è venuto in mente che io, presto o tardi, avrò un Sanbernardo e lo chiamerò Mario.

In questo modo potrò pronunciare il  proverbio che mi sono inventato, che spiega tutto ciò che Mario rappresenterà per me:

Il mondo è bello perché è Mario.

 

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Racconti di un ottico solitario diRiccardo Balloi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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