Era il mese di dicembre. La città era coperta da un muro di nubi, e già alle quattro del pomeriggio iniziava ad imporsi l’imbrunire. In quei giorni, le notti erano buie per davvero. Le restrizioni della guerra, la paura, lo scoramento per la vista dei soldati e delle armi, avevano reso la popolazione più cauta e silenziosa, anche se le persone continuavano a vivere.  Il razionamento dei viveri diventava ogni giorno più rigoroso, e nelle liste delle autorità comunali, compariva soltanto il piccolo Mario, visto che da quando si erano trasferiti, Nanna e Angelo non si erano mai preoccupati di andare a registrarsi al municipio. Il poco cibo che riceveva, pertanto, doveva bastare per tre persone. E un cane.

Il Brigante e il suo padrone, nonostante le privazioni e la fame, in mezzo anno erano diventati grandi. Il cane pesava cinquanta chili e godeva di una forma smagliante, Mario, magro ma dall’aspetto sano, aveva raggiunto il metro e sessanta di statura. La sua razione di cibo era quotidianamente divisa a metà col suo unico amico.

Passeggiavano insieme per le vie vicine al porto. Il Brigante tirava forte il guinzaglio, Mario faticava a tenere i piedi ben saldi a terra, anche se di tanto in tanto prendeva a correre, per accontentare il suo ribelle animale. Arrivarono a un incrocio dinanzi a una piazza molto ampia, oggi in preda all’incuria, ma soltanto due anni prima, teatro della più fervida vita popolare del capoluogo. Lungo la strada, mezzi militari e soldati tedeschi armati, passeggiavano come fossero a casa loro. Mario attraversò la piazza, diretto alla banchina, erano settimane che non vedeva il mare, anche se quello del porto era una magra consolazione. Il sole era già basso sull’acqua color smeraldo, dove galleggiavano enormi navi da guerra, coi loro colori tetri e quelle bocche da fuoco che ne dentellavano i profili. Si incantò alcuni istanti a guardare l’orizzonte, non si accorse della sagoma che si era materializzata alle sue spalle.

  • Ehi, ragazzo. Hai fame?
  • Noi ne abbiamo sempre. – rispose Mario, sicuro.

Il soldato tedesco scese dal ciclomotore, estrasse un involucro dalla tasca e lo porse al giovane, che prontamente lo aprì, e una volta scoperto il contenuto, spezzò il pane in due parti. La più grande la mise via, l’altra la divise col Brigante, che non lasciò nemmeno che cadesse a terra, la inghiottì in un sol boccone.

  • Ha disciplina, il tuo animale?- chiese il soldato, in un accademico italiano.
  • Lui è la mia ombra, e io la sua.
  • Fammi vedere.

Mandò gìù la sua merenda. Lo slegò dal guinzaglio e schioccò le dita.

  • Mario, qui.

Il cane non si mosse, si distese e mise il muso dentro la mano del suo padrone.

  • Mario, fiuh!- fischiò.

Si alzò, e annusando il terreno cominciò a girare attorno a lui e al tedesco, come un satellite. Restarono a guardarlo per un minuto, poi il soldato gli si avvicinò. Il cane guardò Mario, e vedendolo immobile, andò incontro all’uomo in divisa, per ricevere le meritate carezze.

  • Mario, qui – E tornò al suo posto.
  • Molto interessante. Dimmi un po’, ragazzo, vorresti un lavoro? Vorresti del cibo supplementare?
  • Mi aiuterebbe molto.
  • Allora torna domani, alla stessa ora. Hai appena avuto l’onore di conoscere il colonnello Weber.

E chini cazzu sesi?”, pensò. Si avviarono verso casa, intanto s’era fatto buio. Mario procedeva a passo spedito, impaziente di portare la piccola sorpresa ai suoi zii, con la perenne speranza che un giorno si affezionassero a lui. Il cane, intanto, tirava come sempre. Attraversarono nuovamente la piazza e mise un piede sulla strada, ma si dovette fermare: il colonnello Weber, a bordo di una motocicletta, imboccò la via di lato alla piazza e girò nella loro direzione, guidando lentamente. Si allontanò, poi fece inversione e tornò indietro, tracciando un’orbita immaginaria attorno a Mario e Mario il Brigante. Ripeté la manovra cinque, dieci volte, mentre Mario ne seguiva i movimenti cercando invano di capire le sue intenzioni. Giunti davanti a casa, la motocicletta accelerò e scomparve dietro un angolo.

(𝘍𝘰𝘵𝘰 𝘤𝘰𝘱𝘦𝘳𝘵𝘪𝘯𝘢: 𝘗𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘦𝘴𝘵, 𝘢𝘶𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘩𝘪𝘴𝘵𝘰𝘮𝘪𝘭.𝘤𝘰𝘮)

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Racconti di un ottico solitario diRiccardo Balloi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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