Una volta Attilio, di Norcia, mentre giocavamo a picchiarci, mi diede un pugno sulla nuca così forte che vidi tutto tappezzato di nero e rigato di bianco, come un cielo notturno in balia dei fulmini.
Una volta Gigi e Andrea, gemelli, mi hanno raccolto da terra per cercare di salvarmi dalla polizia che stava arrivando per identificarmi, visto che ero steso a terra, sbronzo. Loro lo erano molto meno, ma ero troppo pesante, quindi arrivò l’ ambulanza -grazie al cielo prima dei poliziotti- e mi portò in ospedale, dove mi svegliò il giorno dopo un anziano signore perché ero desiderato al telefono. Era la mamma dei gemelli che voleva sapere se mi ero ripreso dall’ “indigestione”. In mattinata arrivarono tutti gli amici conosciuti la sera prima, mi spiegarono che a Paola avevano detto che avevo avuto un’ indigestione causata dal freddo per aver percorso sessanta chilometri in motorino, per non farla preoccupare. Si scherzò finché non mi dimisero, e andammo a campeggiare in montagna. Gigi, Andrea, Buitre, Coccia, Brullo e Marcolino lo facevano spesso in Estate, e quella volta fui uno di loro. Eravamo sopra la montagna oltre il santuario di Santa Rita da Cascia e la notte lassù era diversa.
Il fabrianese Giovanni mi raccontò che una notte a Perugia pioveva a dirotto, e lui, “sbornio”, improvvisò una partita di calcio nella piazza centrale contro un gruppo di nordafricani. Mi disse “la partita si è conclusa 1-0, decisa da me de testa”. Solari e Rinaldo erano i suoi coinquilini, ma di fabrianesi ne ho conosciuti tanti, tutti tifosi del Fabriano Basket, tutti schierati in politica e spesso divisi, tranne che a cena o al Palazzetto dello Sport.
Con un altro Andrea invece sono andato a Sasso Ferrato a trovare una ragazza che corteggiava, ho pranzato da sua nonna e fu proprio allora che visitai Fabriano, con l’ eco degli amici conosciuti al Dipartimento di Lettere di Perugia che si vantavano che Jessica Rizzo era loro concittadina. In macchina ci beccò una grandinata fortissima, ci dovemmo rifugiare sotto un cavalcavia per evitare che il parabrezza si rompesse.
Con Letizia, Valeria, Francesca, Stefania, Valentina e le altre compagne di classe riuscii a vivere come una festa le evacuazioni del 1997 a Spoleto, nella spensieratezza e stupiditá dell’ adolescenza. Ricordo che in occasione di una scossa la vice preside ci fece uscire dopo mezzora, perché prima voleva sentire i Vigili del Fuoco. Noi scrivemmo dell’ accaduto a Striscia la Notizia, con carta e penna.
Con Luca, di Norcia, una volta feci una giornata lavorativa al ristorante dove lavorava lui, e ogni tanto io mi intrufolavo in cella frigo a ingurgitare qualche leccornia.
A volte chiedevo al mio amico Domenico se nell’ autobus che portava i pendolari da Spoleto alla Valnerina, riusciva a agganciare qualche ragazza che mi piaceva, per tessermi delle trame. Lui conosceva tutti non per nome ma per il paese dove li vedeva scendere dal bus. Borgo Cerreto, Piedi Paterno e così via. Scendeva tra gli ultimi, Trivio, frazione di Monteleone di Spoleto, era tra i più in cima di quella tratta.
Spesso il lunedì ascoltavo i racconti del fine settimana. Le partite di calcio giovanili nei derby tra i paesi. Il campanilismo tra norcini e casciani, che sovente però si coalizzavano nelle baruffe chiozzotte al Dylan Dog o al D’ Alì, contro i ragazzi di Terzone o di Leonessa. Questi ultimi considerati tra i più rissosi di quella zona di confine tra Lazio e Umbria.
Attilio una volta mi raccontò che in una mischia per sbaglio tirò un calcio a Buitre, il quale si girò, lo vide – erano amici – e si salutarono chiedendosi scusa a vicenda, mentre intorno a loro dieci ragazzi se le davano di santa ragione, goliardici come in un film di Bud Spencer e Terence Hill.
Questa non è solo una lista di rimembranze a caso: tutti devono sapere dove sono cresciuto, voglio vantarmi e gridare che una parte del mio sangue ha fermentato in Umbria, ma anche nelle Marche e nel Lazio, in mezzo a quella gente.
Chi ha conosciuto anche solo uno di loro lo sa, che non basteranno mille scosse.

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Racconti di un ottico solitario diRiccardo Balloi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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