Una ragazza in biblioteca studiava concentrata, con la testa china sulle dispense fotocopiate, una matita corta in mano con cui sottolineava e faceva degli schemi a pie’ di pagina, un paio d’occhiali poggiati sul tavolo e un pennarello che teneva raccolti i capelli.
Io, come mio solito, bighellonavo in silenzio e osservavo qua e là gli studenti seduti in giro per la sala. Andavo in biblioteca per auto stimolarmi allo studio, ma non serviva, in quel periodo.
Lei stava dinanzi a me e io l’avevo notata per i suoi sospiri profondi accompagnati da smorfie di disappunto ogni volta che qualcuno disturbava parlottando, muovendosi, o facendo cascare qualcosa a terra. Era proprio una Studentessa, al contrario di me. Tornato a casa riflettei, invidiandone la diligenza. Io non riuscivo a impegnarmi così, non m’andava. L’ idealizzai, per me era a Perugia per studiare, e allo studio si dedicava. Io ero a Perugia per studiare, ma allo svago mi dedicavo.
La sera dopo, venerdì, la incontrai in centro. Era vestita con una gonna e delle scarpe coi tacchi, i capelli lucidi di lacca e un trucco non del tutto impeccabile. Mi colpì la birra che beveva, mi colpì come la teneva, col braccio teso verso il basso e le dita ad afferrare il collo del bicchiere.  Come un bevitore esperto, come un tipo da stadio, e io ne avevo visti tanti. Camminando, qualche goccia traboccava e le bagnava la mano, ma lei non ci faceva caso, era a suo agio tra i giovani festaioli.
Anche se l’idea che m’ero fatto su di lei era completamente inventata e superficiale, questo suo contrasto mi colpì. La sua figura era simile a quella di un personaggio di un gran bel film: Che fine ha fatto Harold Smith. Note brune nella sua versione notturna, toni chiari in quella pomeridiana.
< Ciao!> le dissi.
<Cia’.> rispose.
<Ti ricordi ieri?> proseguii.
<No. E tu? Ti ricordi?>
<Beh, sì, se no non lo chiedevo a te. Eri davanti a me alla Biblioteca di Lettere..>
< E allora, se ti ricordi, che bisogno hai di chiederlo a me?> Bevve quattro sorsi e dimezzò la birra.
Si girò e se ne andò.
Da allora capii che avrei dovuto impegnarmi di più nello studio.

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Racconti di un ottico solitario diRiccardo Balloi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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