Hap é un uomo sulla quarantina, caucasico, con un passato da sognatore di un mondo diverso e frequentatore degli ambienti rivoluzionari universitari, laggiù, da qualche parte negli Stati Uniti. Attualmente arranca guadagnando degli spiccioli come operaio nei campi di rose, passa il tempo a ricordare la sua mancata laurea, la sua mancata rivoluzione, la famiglia che non ha mai avuto, i suoi incontri di boxe e il culo nero che ha fatto allo stato disertando la chiamata alle armi in una delle guerre combattute in trasferta dai Marines.
Leonard é un uomo sulla quarantina, afro americano, barzotto e testosteronico, omosessuale e con un passato da militare, oltre ad essere un lottatore coi fiocchi. Passa le sue giornate a ciondolare tra una rissa e l’ altra, combattendo le sue battaglie contro il razzismo, la pedofilia e lo spaccio di stupefacenti nel suo piccolo ambiente: di tanto in tanto prende a sberle il boss di quartiere e il cowboy che lo chiama negro.
L’ uno é la famiglia dell’ altro. Non è ben chiaro chi dei due la spunterebbe in un incontro sul ring.
Hap spesso ha paura.
Leonard mai.
Hap non vuole menar le mani, ma non riesce a non prendere per il culo uno che lo guarda male, per poi rifargli il naso a pedate.
Leonard si guarda in giro per cercare chi non gli va a genio, e ciò è molto facile. Te lo dice e lo fa: ti consuma il culo a calci.
Hap ha un animo romantico e sensibile.
Leonard è cinico e odia la metà mondo, odia le relazioni umane, o forse odia il fatto che sovente ne senta il bisogno.
Sono persone sboccacciate e promordiali, aggiustano casa a martellate e mangiano hamburger, chiacchierano del nulla e non si bastano mai. Infondono in chi li conosce una sorta di ammirazione, ma per un motivo ignoto, non si spera mai che finiscano per sposarsi, cosa che si pensa di tutte le storie di cui si legge.
Non credo che le avventure in cui sguazzano gli capitino per caso. È la loro vocazione. Ciò che temono o che odiano é cio che cercano. Per questo oggi vengono malmenati da trenta persone – cinque o dieci delle quali finiscono a terra prima di loro- domani rischiano un buco in fronte per mano di un criminale esaltato, e ieri erano a razzista/omofobo-landia a far sapere a tutti che un frocio negro e un ex Hippie sono arrivati a cambiare le cose.
Il loro padre si chiama Joe R. Lansdale, e io me ne sto qui a osservarli. Lo scrittore li disegna e disegna i paesaggi che visitano, i nemici che affrontano, le donne e gli uomini che desiderano.
Non so gli altri, ma io non vorrei essere come loro, io vorrei essere loro. Vorrei essere dentro un libro che non s’ intitola Hap e Leonard ma Riccardo e Riccardo. Vorrei essere un nostalgico dottore mancato raccoglitore di rose morto di fame, un gay di colore manesco che non teme manco il demonio, vorrei avere un amico che ha paura di tutto ma mi si mette davanti se fiuta il pericolo per me, e vorrei essere io stesso quell’ amico. Tutto questo definendomi pacifista e pacifico.
Vorrei essere sciabo nelle battute e incoerente fino al midollo, come chiunque insegua un ideale ma resta schiavo della propria personalità, giorno per giorno. E non matura mai.
Hap e Leonard, Joe R. Lansdale. Che dio v’ abbruci a tutt’ ettrè.

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Racconti di un ottico solitario diRiccardo Balloi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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